11/05/2010 Quale etica per gli imprenditori del terzo millennio?
La Venice International University – il consorzio internazionale di formazione avanzata e di ricerca fondato nel 1995 su iniziativa dei due atenei veneziani (Ca’ Foscari e IUAV), della Provincia di Venezia, della LMU di Monaco di Baviera, della UAB di Barcellona, della Duke University (USA) e della Fondazione di Venezia, e che riunisce oggi dieci prestigiose Università internazionali di tutto il mondo e importanti istituzioni nazionali – ripropone le VIULECTURES, giunte all’ottava edizione.
Il primo appuntamento dedicato al tema “Etica e Globalizzazione” si è svolto mercoledì 28 aprile a San Servolo, sono intervenuti Wilhelm Vossenkuhl, della Ludwig Maximilians Universität di Monaco di Baviera e Stefano Zamagni dell’Università di Bologna.
Pubblichiamo il commento sull'incontro di Lorenzo Gui tratto da www.firstdraft.it
Quasi a volersi scambiare i ruoli, mentre il professor Vossenkuhl (qui trovate il link al video) ha illustrato nei dettagli le cause della recente crisi finanziaria e le nuove regole necessarie a evitarne una nuova, il professor Zamagni (qui trovate il link al video) ha spiegato i motivi per cui l’Etica non può essere esclusa da una riflessione economica sulla globalizzazione.
Secondo Zamagni la difficoltà a perseguire contemporaneamente democrazia, globalizzazione e identità nazionali comporta un vero e proprio scontro di valori. Non quindi un “semplice” scontro di interessi, ma una tensione tra diverse visioni ed “etiche” del mondo.
La globalizzazione ha contribuito a diminuire la povertà globale ed ha creato nuove opportunità imprenditoriali, ma allo stesso tempo ha aumentato le disuguaglianze sia all’interno dei confini nazionali che tra nazioni e regioni del mondo. Dato che “l’appetito” per i soldi è potenzialmente illimitato, una azione esclusivamente centrata su valori di efficienza può portarci a risultati paradossali e socialmente “inefficienti”.
Per Zamagni, solo un forte ritorno all’Etica, non solo a livello individuale, ma anche nelle istituzioni e associazioni, può permetterci di gestire le inevitabili esternalità negative prodotte dalla globalizzazione.
L’inevitabile domanda a questo punto diventa: a quale Etica appoggiarsi? Zamagni suggerisce quattro possibili “alternative” - etica utilitarista, contrattualista, etica deontologica ed etica della virtù. L’ “utilitarismo”, ovvero il perseguimento dell’utilità individuale, è per Zamagni una concezione antropologica non sufficiente ed esaustiva, mentre il “contrattualismo”, pur importante, presuppone una inesistente parità di potere contrattuale. Il kantiano “imperativo categorico”, ovvero l’osservanza deontologica di doveri e obblighi verso gli altri è sì un fondamento non rinunciabile di moralità, ma per Zamagni è l’etica della virtù a cui bisogna guardare (non solo individuale ma pubblica, sociale, comunitaria), in quanto l’unica in grado di garantire il perseguimento del “bene comune”.
Vossenkuhl, dal canto suo, pur concordando sul fallimento dell’utilitarismo come fondamento delle regole dell’economia, ha sottolineato il rischio di confidare nelle “virtù” dei singoli, preferendo piuttosto una profonda riforma delle regole del gioco e l’affermazione di una rinnovata deontologia pubblica. Una visione antropologica apparentemente meno “ottimista” di quella di Zamagni, e centrata nella correzione del sistema prima che delle persone.
Il dibattito che è seguito ha ribadito l’importanza della questione etica, ma ha aperto anche una serie di questioni irrisolte. Se l’economia ha bisogno di etica, a chi il compito di insegnarla? E in quale sede? All’interno dei programmi universitari, nelle scuole, o in famiglia? E ancora, per evitare incomprensioni e possibili “scontri di civiltà”, a chi affidare il compito di trovare una sintesi etica tra le diverse tradizioni culturali?
Gli sviluppi recenti stanno evidenziando che la libera creatività imprenditoriale ha comunque bisogno di un fondamento etico profondo, sia come moralità individuale che come risultato di un processo collettivo. Nonostante il progresso tecnologico delle nostre società, siamo ancora alla disperata ricerca di luoghi ed istituzioni in grado di formare un’etica imprenditoriale per il terzo millennio.
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