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Università degli Studi di Bologna

 

27/04/2011 Il volontariato va messo all'Indice

Intervista a Ivo Colozzi, docente di Sociologia dell’Università di Bologna a cura di Maurizio Regosa, Vita Non Profit Magazine n.16

Il volontariato va messo all’Indice

Definita una serie di indicatori per misurare il “valore aggiunto sociale” prodotto dal terzo settore. «Serve un indice sintetico del valore aggiunto sociale delle organizzazioni di terzo settore e di volontariato che consenta di far emergere ciò che è specifico di queste realtà». Un tema complesso che Ivo Colozzi, sociologo e autore con Pierpaolo Donati del volume Il valore aggiunto delle relazioni sociali (Franco Angeli editore), rilancia con determinazione: «Queste organizzazioni hanno la possibilità di confermare la propria credibilità solo accettando di farsi valutare».

Valutazione come opportunità?
Certo. Senza questo passaggio non riusciranno ad avere una propria visibilità come istituzioni sociali, come dei pilastri su cui la nostra società non può non reggersi.

Ma cos’è il “valore aggiunto sociale”?
Le attività degli enti di terzo settore producono valore di tipo economico, politico, culturale. All’interno di questa dimensione, c’è il Vas ovvero la specifica capacità di produrre beni relazionali, capitale sociale, coesione e inclusione. Dobbiamo porci il problema di come misurare questi beni immateriali.

Qual è la vostra proposta?

Costruire un indice sintetico che si basa su indicatori che misurino quattro dimensioni: efficienza, efficacia, relazionalità e orientamento al valore inteso come modalità espressiva e operativa dell’organizzazione. Ciascuna di queste dimensioni dovrebbe avere tre o quattro indicatori che poi dovrebbero essere tradotti in quello sintetico di affidabilità delle organizzazioni.

Ma rilevare il Vas serve alle organizzazioni o alla comunità?
A entrambe, ma soprattutto alla comunità. La scelta di esternalizzare i servizi sociali ha creato forti cambiamenti nella natura stessa di queste realtà. Viceversa, mi sembra che il pubblico possa e debba affidare i servizi al terzo settore quando questo affidamento implica un miglioramento dei servizi stessi. Per ottenere, a parità di costo, un aumento della qualità delle prestazioni erogate. Come si misura se queste organizzazioni sanno produrre un miglioramento effettivo dei servizi? Con il Vas. Oltretutto servirebbe anche a quelle famiglie che, avendo a disposizione ad esempio strumenti come i voucher, potrebbero superare l’asimmetria informativa e sapere quali realtà sono credibili e affidabili.

Ci vorrebbe la valutazione di un soggetto terzo...
L’Agenzia per le onlusha chiesto di essere trasformata in Agenzia del terzo settore: se divenisse una authority potrebbe assumersi questo compito, e redigere un registro organizzato per livelli territoriali e settori d’intervento.

Con il Vas si potranno abbandonare le gare al massimo ribasso?
La prima preoccupazione di questi studi è capire le esternalità positive dell’agire del terzo settore nei confronti della società. Si sta evidenziando sempre più che le povertà che si vengono a creare nelle società in cui viviamo, non sono solo di tipo economico, ma anche di tipo relazionale. Il problema vero è la tenuta delle relazioni, oggi. Un decisore politico che voglia fare una adeguata politica sociale rispetto a ciò che sta accadendo nella società, se non tiene conto di questi risvolti, inevitabilmente farà scelte miopi.

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