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Università degli Studi di Bologna

 

05/07/2011 Mezzi, fini e modelli di sviluppo: dove va il Commercio Equo e Solidale?

Paper di Marco Costantino e Vittorio Leproux

INTRODUZIONE

Dalla fine degli anni '90, in Italia, il Commercio Equo e Solidale ha visto la sua popolarità e riconoscibilità crescere esponenzialmente. Il fenomeno si è manifestato attraverso elevati tassi di crescita di organizzazioni di importazione e distribuzione, l'elevato numero di nuove aperture di botteghe del mondo sul territorio nazionale e il crescente numero di organizzazioni licenziatarie del marchio di certificazione dei prodotti, nonché attraverso un sempre maggior numero di cittadini-consumatori coinvolti attraverso le proprie scelte di consumo nel supporto al Commercio Equo e Solidale.
Il movimento italiano, nato all’inizio degli anni ’80 in un garage altoatesino sulla scorta delle più mature esperienze sviluppatesi nell’Europa centrale e settentrionale, diventa 30 anni dopo una delle realtà più vitali e vivaci nel mondo con 11 organizzazioni di importazione che sviluppano complessivamente un turnover di oltre 70 milioni di euro e circa 600 botteghe del mondo con 29.000 soci e 5.000 volontari (AGICES, 2011).
In virtù del suo accresciuto ruolo quale soggetto economico e sociale, si sono susseguiti i riconoscimenti istituzionali, tanto a livello nazionale che europeo, circa la validità del sistema proposto quale strumento di lotta alla povertà.  La Commissione Europea, a valle di numerose comunicazioni sul commercio equo, nel 2006 ha adottato una risoluzione (Risoluzione del Parlamento Europeo “Fair Trade and development” del 6 luglio 2006), che ne riconosce gli effetti benefici e fissa i criteri per difenderlo dagli abusi e dalle imitazioni (Fair Trade Advocay Office 2006). Ancora più recentemente, nel 2009, la Commissione ha pubblicato una comunicazione che riconosce il contributo del commercio equo allo sviluppo sostenibile (COM(2009) 215), ripresa nel 2010 dal Comitato Economico e Sociale e dal Comitato delle Regioni. Provvedimenti analoghi sono stati presi attraverso leggi apposite di riconoscimento del commercio equo in Francia e Belgio. In Italia, mentre procede la discussione sulla legge nazionale (il disegno di legge depositato presso Camera e Senato è stato sottoscritto da 39 senatori ed oltre 80 deputati), dieci regioni (Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Umbria, Marche, Piemonte e Lazio) hanno già emesso la propria, e numerose pubbliche amministrazioni inseriscono nei propri bandi di fornitura punti di premialità per chi propone prodotti equo-solidali.

GLI AUTORI
Marco Costantino >
Laureato in economia, Master in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale, PhD in Geografia Economica, ha realizzato una serie di studi di impatto presso organizzazioni di produttori equo-solidali. Dal 2010 è membro del Comitato Progetti di Ctm Altromercato. Per contatti m.costantino@yahoo.it
Vittorio Leproux
Laureato in economia politica, Master in Cooperazione Internazionale, dopo una breve esperienza con organizzazioni internazionali da anni si dedica al Commercio Equo e Solidale e all'Altra Economia. Ad oggi è presidente di Pangea - Niente Troppo (www.commercioequo.org), consigliere d'amministrazione di Ctm Altromercato (www.altromercato.it) e membro del direttivo dell'AGICES (www.agices.org). Per contatti vleproux@gmail.com

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