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Università degli Studi di Bologna

 

04/06/2012 IL MERCATO SIAMO NOI

Leonardo Becchetti presenta il suo libro in uscita “Il mercato siamo noi” (Bruno Mondadori Editore)

La nascita della prossima economia dipende dalla capacità di riconoscere il ruolo di alcuni pilastri invisibili della ricchezza e della felicità delle nazioni, come il capitale sociale. Sviluppare potenzialità inespresse e creare circoli virtuosi è possibile: lo capiremo quando sapremo vedere gli altri, più che come minaccia, come una risorsa o, ancor meglio, come coloro senza i quali non possiamo essere felici.
Questo libro farà scoprire al lettore, sballottato dalle tempeste dei mercati finanziari, che il mercato siamo noi e il voto con il portafoglio dei cittadini responsabili può portarci all’obiettivo della felicità economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile. Lavorare per aumentare il benessere degli ultimi è la via faticosa ma gratificante che consente di risolvere la nostra povertà di senso e raggiungere l’equilibrio ambientale.



Introduzione: Quattro problemi, due cause, due fattori invisibili, una soluzione

Quattro gravi problemi (povertà, ambiente, crisi di senso della vita e crisi finanziaria) e due cause. Una soluzione, che esiste (creare valore economico in modo sostenibile per l’ambiente e per la società), ma che “occhiali statistici sbagliati” e l’incapacità di misurare fattori preziosi ma invisibili come felicità e virtù civiche rendono difficile da perseguire. E l’ipotesi di una leva (il voto con il portafoglio) che può sbloccare lo stallo e modificare i rapporti di forza, riportando la società civile al centro e favorendo la transizione da un sistema in cui le persone sono al servizio dell’economia e della finanza a uno in cui l’economia e la finanza siano al servizio della persona.
Questi i temi del libro. Ma partiamo dallo sbigottimento che proverebbe un marziano sbarcato sul nostro pianeta nell’osservare come l’umanità si sia ingarbugliata non riuscendo a sviluppare le potenzialità dei doni ricevuti: un mercato in grado di risolvere in modo decentrato i problemi di informazione e di scambio tra milioni di individui in una serie di circoli virtuosi nascosti nella logica dei rapporti tra persone e imprese (i giochi della fiducia), attraverso i quali la cooperazione potrebbe generare molta più ricchezza economica e relazionale dell’autointeresse miope. Infine, la via della promozione del benessere degli ultimi tanto da “fare squadra”, riconciliando gli obiettivi di utilità sociale, creazione di valore economico e ricchezza di senso e di soddisfazione di vita per gli individui.
Non si tratta di una visione semplicistica nella quale la via più scontata è quella in cui tutte le cose vanno bene, perché, se i circoli virtuosi esistono, per essere realizzati vanno scoperti e richiedono molto impegno e virtù civiche, quelle stesse virtù civiche che, se non vengono coltivate, arrugginiscono. La natura può essere piena di “pianoforti”, ma se nessuno impara a suonarli e si tiene in esercizio, i pianoforti si scordano e le loro armonie vanno perdute. […]

 

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