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Impresa sociale e sport dilettantistico

Short paper di Alessandro Mazzullo, Avvocato e componente del Consiglio nazionale del Terzo settore

Uno dei settori di maggior interesse, per la nuova impresa sociale, è rappresentato dallo sport dilettantistico. L’art. 2, comma 1, lett. u), del d.lgs. n. 112 del 2017, annovera espressamente, tra le attività di interesse generale, “l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” .
L’interesse deriva anche dall’importanza, economica e sociale, ormai assunta dalla pratica sportiva.

Come dimostrato anche dai recenti dati pubblicati dal Rapporto Istat-Coni, dal 2013 ad oggi, la cultura degli italiani nei confronti della pratica sportiva è profondamente cambiata. I numeri dei praticanti sono infatti aumentati in maniera considerevole in tutte le fasce d’età, in entrambi i generi e in tutte le regioni, raggiungendo soglie record rispetto alla serie storica rilevata annualmente dall’Istat. Mai nel nostro Paese erano stati raggiunti livelli di pratica sportiva così elevati come nel corso del 2016 .

Il Censimento permanente delle istituzioni non profit dell’Istat evidenzia come l’area cultura, sport e ricreazione sia il settore di attività prevalente nel quale si concentra il numero più elevato di istituzioni: quasi 20 mila, pari al 65% del totale nazionale.

È indiscutibile, pertanto, che lo sport dilettantistico sia oggi una delle realtà più importanti del Terzo settore . Così come è legittimo immaginare che gli enti sportivi dilettantistici, attualmente esistenti, ambiscano ad assumere, nel breve termine, anche la qualifica di imprese sociali e, come tali, di ETS .

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