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Università degli Studi di Bologna

 

07/09/2012 APERTE LE ISCRIZIONI ALLA XII EDIZIONE DELLE GIORNATE DI BERTINORO PER L'ECONOMIA CIVILE

 

Sono aperte le iscrizioni alla XII edizione delle Giornate di Bertinoro per l'Economia Civile

CO-OPERARE: MODELLI E PROPOSTE PER UNO SVILUPPO UMANO INTEGRALE

9-10 novembre 2012

 

 

La crisi degli ultimi anni ha inasprito la situazione socio-economica italiana, mettendo in luce, da un lato, l’insostenibilità del tradizionale modello di welfare e, dall’altro, l’inappropriatezza del paradigma economico tradizionale nel far fronte a nuove sfide sociali ed economiche, tra le quali, ad esempio, il problema occupazionale.

In Italia, il welfare state, così come delineato e conosciuto dal secondo dopoguerra ad oggi, ha incominciato già da diversi anni a dimostrare le proprie debolezze, poiché nato come corollario ad un sistema economico, orientato dapprima alla produzione di ricchezza e, solo secondariamente, alla sua ridistribuzione.

In questo contesto caratterizzato da una crisi “entropica” ossia di senso occorre riflettere sui paradigmi all’origine del nostro modello di sviluppo economico e sociale; in tal senso un contributo originale può derivare dai soggetti dell’Economia Civile, intesa come prospettiva culturale di interpretazione dell’intera economia in grado di fornire una teoria economica di mercato alternativa a quella tradizionale, in cui la dimensione sociale si esplica all’interno della normale vita economica e non soltanto al di fuori.
I soggetti dell’Economia Civile, in quanto soggetti che operano all’interno di questa visione socio-economica, si sono progressivamente caratterizzati, anche dal punto di vista di scelte organizzative e vincoli formali, come organizzazioni impegnate prevalentemente nella produzione di beni e servizi in grado di stabilire particolari relazioni di fiducia con i propri consumatori e lavoratori dando “mercato” insieme al valore d’uso e al valore di scambio anche al valore di legame.

La forma di impresa cooperativa ne è esempio, avendo al suo interno, da un lato, la dimensione economica, che impone che il suo agire si collochi all’interno del mercato e delle sue logiche, e, dall’altro, quella sociale, in quanto ente che persegue fini meta-economici ed è in grado di generare esternalità positive a vantaggio di altri soggetti e potenzialmente dell’intera collettività.

Ma la co-operazione non è soltanto una forma imprenditoriale. È anche un modello organizzativo e di governance adottato da persone e istituzioni che insieme decidono di operare per il raggiungimento di un determinato fine (co-operare, concetto differente da quello di collaborare, che implica, invece, una condivisione dei mezzi, ma non dei fini).

Le principali sfide con cui si misurano, oggi, i soggetti dell’Economia Civile sono dunque due: la prima è quella connessa all’affermazione e alla piena valorizzazione all’interno del mercato della “bio-diversità” del modello cooperativo in tutte le sue forme. Numerose sono infatti le iniziative – in particolar modo a livello europeo – che stanno emergendo rispetto al tema dell’Economia Sociale e della sua componente imprenditoriale (cfr. Social Business Initiative della Commissione Europea), aventi quale obiettivo quello di favorire lo sviluppo di imprese sociali.

La seconda sfida è, invece, collegata alla capacità peculiare di soggetti dell’Economia Civile quali le Fondazioni e le Organizzazioni di Volontariato, di contribuire alla costruzione del cd. “Terzo Welfare”: sempre maggiore è, infatti, il peso di queste realtà nell’erogazione di servizi sociali (attraverso procedure di accreditamento o affidamento diretto) piuttosto che di risorse economiche volte a finanziare tali servizi.
La transizione in atto verso un modello di welfare cd. civile presuppone necessariamente che questi soggetti assumano ruoli da protagonisti per la costruzione di iniziative condivise che abbiano ricadute sull’intera collettività (cd. collective impact).

All’interno della riflessione sul ruolo dell’Economia Civile in tempo di crisi globale e alla luce dei processi di riforma a cui stiamo assistendo, forte è il dibattito sul tema dell’occupazione. L’esclusione dal mercato del lavoro porta con sé fenomeni sociali preoccupanti, quali la persistenza di ampie fasce di povertà e la riduzione del potere di acquisto delle famiglie, oltre che altri effetti, riguardanti problemi sociali, familiari e di salute connessi con tale esclusione. Tutt’al più dal momento in cui, oggi, l’avere un’occupazione (si pensi, ad esempio, alle categorie di contratti atipici) non garantisce dal rischio di povertà. Fondamentale risulta dunque la funzione e ruolo specifico di modelli ispirati alla mutualità e alla democrazia come quello cooperativo, in particolare con riferimento a giovani e donne.

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