16/07/2010 n.78 - Il benessere soggettivo in Economia: il caso dei lavoratori del non profit
INTRODUZIONE
Gli economisti ritengono che nelle decisioni private e pubbliche le persone dal punto di vista economico abbiano come obiettivo massimizzare la propria utilità sotto il vincolo delle limitate risorse a disposizione. Il reddito viene considerato una buona proxy di questa utilità (o benessere) e il fine ultimo delle scelte degli individui. Come conseguenza logica chi è più ricco dovrebbe essere quindi più felice. Ma è veramente sufficiente la ricchezza materiale per ottenere benessere? Ci si deve aspettare che le persone con un basso livello di reddito abbiano anche bassi livelli di benessere? Prima dell’evidenza empirica già le esperienze personali iniziano a mostrare come ciò non sempre si verifichi.
A sostegno di questa considerazione si può far riferimento alla ricerca, pubblicata da Blanchard (2005), realizzata per studiare la relazione tra il reddito pro-capite ed un indice di benessere auto-dichiarato medio, detto “felicità”, per numerosi Paesi del mondo. Dal diagramma a
dispersione utilizzato per rappresentare i dati raccolti è emerso che gli abitanti dei Paesi con i livelli del reddito pro-capite più elevato e in particolare superiore alla metà del livello medio mondiale non dichiarano sistematicamente di essere più felici. Gli studi sui paradossi che si nascondono nel legame tra le faccende economiche e la felicità umana si basano proprio su questo risultato, non è infatti paradossale il fatto che aumenti nel reddito possano portare a qualcuno meno felicità, ma il fatto che, nei Paesi ad alto reddito, non li portino neanche nella media.
Il paradosso, come riportato da Maurizio Pugno (2007), è stato approfondito da un nuovo ramo di studi denominato “economia della felicità”. Studiare la felicità dal punto di vista economico, così come mostrano L.Bruni e P.L.Porta (2004), significa far emergere le conseguenze non intenzionali che azioni, finalizzate volontariamente all’ottimizzazione di reddito, ricchezza, consumo, ritenute strettamente legate al proprio benessere, producono nell’area della felicità. Inoltre comprende l’individuazione dei meccanismi indiretti, anch’essi non intenzionali, del collegamento tra socialità e felicità, sempre attraverso gli strumenti offerti dalla teoria economica e sociale.
L’obiettivo di questo paper è mostrare come il benessere non dipenda solo dal reddito, ma in misura rilevante anche da altre variabili. Si partirà mostrando come già nel passato si trova un ricco patrimonio di studi sulla felicità che riprendono il grado di importanza della ricchezza in relazione al benessere. Si passerà poi a presentare sommariamente le principali teorie della scienza economica contemporanea che spiegano il paradosso della felicità. Nell’ultima parte si darà concretezza alle riflessioni teoriche analizzando il caso dei lavoratori delle Cooperative Sociali Italiane, che pur avendo redditi relativamente più bassi del settore pubblico e in alcuni casi del settore profit hanno elevati livelli di benessere dichiarato
Scarica l'allegato: wp78.doc