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La misurazione dell’impatto renderà il non profit più democratico

Articolo di Stefano Zamagni, Presidente Commissione Scientifica AICCON

La Riforma del Terzo settore, introduce per la prima volta in modo organico la valutazione dell’impatto sociale generato dagli enti senza fine di lucro. Far entrare questa novità non è stato semplice: molte sono state le resistenze e le diffidenze nei confronti dell’argomento.

A mio parere però si tratta di irragionevoli timori di una metrica standardizzata ed estesa a tutto il settore; il gruppo di lavoro voluto dal governo sul tema, tuttavia, che ho avuto l’onore di presiedere, ha scongiurato questo rischio. Ecco perché.

Primo: non tutti gli enti di Terzo settore sono tenuti a presentare una valutazione, ma solo quelli che lavorano con la Pubblica Amministrazione o hanno a che fare con gli organismi dell’Unione Europea.

Secondo: la scelta della metrica con cui misurare l’impatto non è uguale per tutti, ma spetta a ciascun ente scegliere la propria.

Possiamo ora chiederci quali sono i criteri da seguire nella stesura della valutazione.

Primo, la governance: quale che sia il metodo di misura adottato, l’ente deve darne ragione e motivare la scelta.

Secondo: la partecipazione degli stakeholder, o almeno di alcune classi di questi, e il placet dell’assemblea interna, che deve approvare il lavoro svolto.

Terzo: i principi irrinunciabili che devono guidare la valutazione sono quelli di rilevanza, affidabilità, comparabilità e trasparenza. La rilevanza è data dalla scelta degli indicatori, che devono essere importanti e contenere le informazioni necessarie a dare evidenza dell’interesse generale prodotto; l’affidabilità significa presentare dati veritieri, equi e paragonabili (comparabilità), mentre la trasparenza si realizza quando i risultati vengono resi pubblici e accessibili, insieme all’illustrazione del processo adottato per ottenerli.

La valutazione dell’impatto sociale consente una notevole maturazione del nostro mondo, che finalmente dovrà porsi il problema di misurare la ricaduta della propria azione (fallout).

Nessuno standard viene imposto — anche se presumibilmente con il tempo si andrà a convergere su determinati criteri — e il Terzo settore avrà l’occasione di crescere in democraticità interna.

Fonte: Vita (luglio 2017)