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18 Dicembre 2025Il volontariato sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Volontariato e attivismo sono risorse che qualificano e determinato il ben-essere e lo sviluppo economico di un paese. La presenza e la diffusione del dono costituisce la premessa per alimentare capitale sociale e quella fiducia che è alla base della qualità del welfare e della competitività dei territori.
I dati ISTAT (2025) dimostrano come il volontariato si stia progressivamente indebolendo: nel 2023 circa 4,7 milioni di persone (il 9,1% della popolazione di 15 anni e più) hanno svolto attività di volontariato, sotto forma di impegno organizzato o aiuto diretto (-3,6 punti percentuali rispetto al 2013). Il calo della partecipazione è stato abbastanza generalizzato, anche se ha interessato maggiormente le nuove generazioni. Tra i volontari, quelli attivi solo in forma organizzata scendono dal 54,3% al 46,1% e anche chi offre solo aiuti diretti passa dal 37,6% al 32,2%. Al contrario, aumenta in modo marcato la partecipazione ibrida: dall’8,1% al 21,7% (+13,6 punti percentuali).
La trasformazione del volontariato non riguarda, quindi, solo i numeri, ma anche le modalità con cui le persone scelgono di impegnarsi e il senso che attribuiscono al proprio agire gratuito. Informazioni che spesso non riescono ad emergere dalla statistica ufficiale, ma necessarie per leggere questa evoluzione e dare alle organizzazioni un orientamento per il futuro per identificare nuovi modelli di engagement, nonché per stimolare policy più efficaci di attivazione sociale, alimentare innovazione sociale e potenziare il protagonismo delle comunità. Con questo scopo nasce l’Osservatorio Volontariato – Dono e Agire gratuito, promosso da AICCON Research Center in collaborazione Forum Nazionale Terzo Settore e CSVNet, con il sostegno di UniCredit e Fondazione Modena e con le rilevazioni curate da IPSOS Italia. La metodologia dell’Osservatorio si basa su un approccio misto che integra analisi quantitativa (indagine CAWI somministrata ad un campione di 1.000 cittadini italiani) e qualitativa (interviste motivazionali con organizzazioni che accolgono volontari), al fine di ottenere un quadro completo e sfaccettato del fenomeno.
L’Osservatorio sarà presentato ufficialmente nel 2026, all’interno del programma di Modena Capitale Italiana del Volontariato, ma è disponibile una prima lettura, alcune anticipazioni che permettono già di intravedere le direzioni del cambiamento in atto.
I primi risultati
Il 23% degli intervistati effettua donazioni regolari in denaro a cause sociali, percentuale che sale al 31% tra i pensionati e al 32% tra i liberi professionisti. Mentre tra i giovani la forma di donazione più diffusa è quella di sangue e/o plasma – effettuata dal 30% degli intervistati under 25 e dal 19% degli intervistati tra 25 e 34 anni; molto diffuse anche la frequentazione di centri culturali (20% degli intervistati tra 25 e 34 anni) e di comunità religiose (18% degli intervistati tra 25 e 34 anni, contro una media dell’11%). Un intervistato su 10 è attualmente volontario in un’organizzazione e il 22% lo era in passato.

I volontari attuali hanno una maggiore rappresentanza nelle fasce d’età più anziane (50% ha 55 anni o più), mentre gli ex-volontari sono più distribuiti nelle fasce d’età centrali (54% tra i 35 e i 64 anni) e tra i curiosi il 22% ha meno di 35 anni. Il dato più interessante è relativo alle prospettive future di ingaggio: il 54% degli ex volontari vorrebbe tornare a fare volontariato nei prossimi 6 mesi (per 1 su 10 è molto probabile), percentuale che sale al 77% tra gli intervistati under 35; tra i curiosi, il 42% potrebbe iniziare a fare volontariato nei prossimi 6 mesi, percentuale che sale al 52% tra gli under 25.
Le principali ragioni che spingono le persone a fare volontariato restano chiare: il desiderio di aiutare gli altri e quello di sentirsi utili sono indicati da quasi la metà degli intervistati. A seguire, le ragioni più altruistiche (contribuire alla comunità, alle cause vicine ai propri valori) si affiancano a quelle personali (desiderio di appartenenza, appagamento personale, utilizzo del tempo libero).
Perché fare volontariato (Secondo Lei, quali sono i motivi che spingono una persona a fare volontariato? – Base: Totale campione – Valori %)

Il quadro dei dati fa emergere anche una trasformazione significativa nella percezione del volontariato da parte di chi lo pratica attivamente: i volontari attivi sembrano spostare la loro motivazione da un astratto “desiderio di aiutare gli altri” a un più concreto “sentirsi utili”. Un cambiamento che segnala un passaggio da una visione idealizzata dell’altruismo, a una comprensione più matura e pragmatica dell’impatto reciproco del volontariato. Si passa dunque dall’altruismo ad al personalismo comunitario, secondo cui una piena realizzazione di sé avviene soltanto attraverso la relazione con gli altri.
L’importanza attribuita alla «Crescita personale» e all’«Arricchire il proprio curriculum» è relativamente contenuta da parte di tutti i gruppi, suggerendo che il volontariato rimane principalmente guidato da spinte intrinseche e valori profondi. Tali motivazioni risultano tuttavia più evidenti per le fasce più giovani: il 27% dei rispondenti in fascia 18-24 anni ha indicato la «crescita personale» tra le motivazioni e il 17% l’arricchimento del CV. Il volontariato diventa, quindi, per le nuove generazioni non solo un atto di altruismo, ma anche un modo per sviluppare il proprio sé in un contesto sociale significativo.
Accanto alle motivazioni, emergono però anche ostacoli significativi. Non ostacoli valoriali, ma barriere di contesto: mancanza di tempo, carichi di cura, precarietà lavorativa, problemi di salute, scarsa flessibilità delle opportunità. Mentre tra gli under 35 pesano la mancanza di informazioni, il dubbio sull’efficacia reale di ciò che si fa e la preferenza per attività che prevedono almeno un rimborso spese. È un segnale che invita a ripensare modalità di coinvolgimento più chiare, accessibili, personalizzate.
Ostacoli al volontariato (quali potrebbero essere invece gli ostacoli a fare volontariato? INDICHI AL MASSIMO 4 RISPOSTE- Base: Totale campione – Valori %)

L’impatto del volontariato sulle persone, però, rimane straordinario. L’Osservatorio mostra che l’86% dei volontari parla di appagamento, l’83% di crescita personale, il 78% di nuove competenze e il 73% di relazioni significative.
Il volontariato per sé (In che misura sei d’accordo con le seguenti affermazioni riguardo alla sua esperienza di volontariato? Base: Svolge o svolgeva volontariato – Valori %)

Il volontariato aumenta inoltre l’inclusione sociale: mentre 6 intervistati su 10 si sentono inclusi nella società italiana (ma solo 1 su 10 pensa di esserne parte a tutti gli effetti), il 71% dei volontari si sente incluso (14% completamente, il 57% in gran parte).
Percezione di inclusione sociale (In generale, rispetto alla società italiana di oggi, Lei si sente… Base: Totale campione – Valori %)

Guardando al futuro, tre sono le direttrici che emergono con più forza: flessibilità, riconoscimento e giovani. Le persone chiedono forme di partecipazione più agili e compatibili con le vite contemporanee; serve un riconoscimento concreto delle competenze e dell’impatto generato; e occorre costruire una nuova alleanza con le generazioni più giovani, che già partecipano in modi nuovi e che rappresentano una delle energie più promettenti dell’agire gratuito.
L’evoluzione del volontariato non è una perdita: è una trasformazione che porta con sé nuove possibilità. La responsabilità collettiva, oggi, è creare le condizioni perché questa energia – sia nelle forme tradizionali che in quelle emergenti – possa essere riconosciuta, sostenuta e messa nelle condizioni di generare futuro.




