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Articolo di Paolo Venturi, Direttore AICCON.
Davvero vogliamo continuare a raccontarci che più cresce il peso delle imprese, più si riduce lo spazio della coesione sociale e del policy making?
Che sviluppo economico e sviluppo sociale siano grandezze in competizione, come se rafforzare il mercato significasse indebolire la comunità?
È una narrazione che il mainstream propone da anni, ma è una narrazione falsa. È falsa a una condizione precisa: che quando parliamo di impresa non escludiamo l’impresa sociale. Che quando parliamo di economia non dimentichiamo l’economia sociale.
Il punto non è scegliere tra mercato e coesione. Il punto è comprendere che senza coesione non esiste mercato che regga nel lungo periodo. Lo sviluppo non può camminare su due sole gambe, pubblico e privato, perché rischia di perdere equilibrio. Serve un terzo pilastro: la comunità che si fa protagonista.
Protagonista non soltanto dei problemi, ma delle aspirazioni socioeconomiche dei propri cittadini. Protagonista nell’immaginare il futuro, nel generare valore, nel costruire traiettorie condivise.
È dentro questa consapevolezza che si colloca la quarta edizione di InvestiAMOsociale, promossa dalla Fondazione Perugia e Unicredit insieme a un ampio partenariato Fondazione Italiana Accenture ETS, Human Foundation, ManagerNoProfit, Confcooperative Umbria, Legacoop Umbria e Cesvol Umbria e con il supporto scientifico di AICCON Research Center.
Non un bando come altri, ma una presa di posizione culturale. Qui il sociale non è un settore da finanziare a margine, non è una correzione ex post alle disuguaglianze prodotte altrove. È un principio generativo di sviluppo.
Investire nel sociale oggi non significa semplicemente “fare del bene”. Significa scegliere un modello di economia capace di tenere insieme mezzi e fini, efficienza e impatto, competitività e inclusione.
Significa riconoscere che il capitale sociale — fiducia, cooperazione, responsabilità condivisa — non è una variabile accessoria, ma l’infrastruttura invisibile che rende possibile ogni crescita duratura. Dove le relazioni si indeboliscono e la partecipazione si riduce, l’innovazione rallenta, la competitività si assottiglia, la crescita diventa fragile.
La quarta edizione rilancia con forza questa prospettiva e spinge sull’economia sociale generata dalle imprese sociali in tutte le loro forme: dalla tradizione mutualistica alle nuove configurazioni previste dalla riforma del Terzo Settore. Si tratta di una nuova imprenditorialità che abita il nostro tempo complesso — tra transizione ecologica, trasformazione digitale, nuove povertà e crisi demografiche — e che proprio in questa complessità trova la propria ragion d’essere. Perché è nei passaggi storici più delicati che si misura la qualità delle istituzioni e delle leadership.
Scegliere di investire in nuove imprese sociali o in innovazioni sociali promosse dalla cooperazione significa affermare che la competitività di un territorio non dipende soltanto da capitali finanziari o infrastrutture fisiche, ma dalla capacità di costruire alleanze, generare fiducia, attivare responsabilità diffuse. Significa riconoscere che il valore economico più solido è quello che resta nei territori, si traduce in lavoro dignitoso, rafforza le competenze, migliora i servizi, produce coesione e benessere condiviso.
Dentro InvestiAMOsociale c’è un messaggio chiaro: la competizione non è una gara a somma zero. È un processo di creazione di valore aggiunto. Un plusvalore che nasce quando l’impresa non è contro la comunità ma con la comunità, quando il pubblico non è regolatore distante ma attore abilitante, quando la finanza non è mero strumento di estrazione ma leva di trasformazione.
In questo disegno, il ruolo della Fondazione Perugia è decisivo e innovativo. Non soltanto soggetto erogatore, ma costruttrice di ecosistemi. Non semplice finanziatore di progetti, ma catalizzatore di alleanze tra istituzioni, organizzazioni, imprese e cittadini. InvestiAMOsociale non promette scorciatoie. Propone una direzione di marcia. Invita a pensare lo sviluppo come un processo collettivo, in cui economia e sociale non sono mondi separati ma dimensioni intrecciate di uno stesso progetto di società.
In un tempo in cui la tentazione dominante è semplificare e polarizzare, tra Stato e mercato, tra efficienza e solidarietà,questa iniziativa rimette le cose al loro posto: la vera alternativa non è tra più impresa o più coesione, ma tra un’economia che produce fratture e un’economia che genera legami. Non è una questione di pesi da bilanciare, ma di direzione da scegliere.
Il sociale non è ciò che resta quando tutto il resto è stato deciso. È ciò da cui dovrebbe iniziare ogni strategia degna di questo nome. Questo vale per il Terzo settore, certo. Ma vale altrettanto per le imprese, per le fondazioni bancarie, per le banche. Vale per tutti quei soggetti che, dentro questo progetto, hanno scelto di stare insieme non per sommare risorse, ma per condividere una visione nuova.
📌 Il contributo è tratto dall’intervento di Paolo Venturi in occasione dell’incontro di “Progettazione e impatto sociale: Strumenti e competenze per sviluppare progetti a impatto territoriale e presentazione del Concorso InvestiAMOsociale” che si è svolto a Perugia il 23 febbraio 2026.
Per saperne di più: https://investiamosociale.apply-idea360.com/




